venerdì 13 luglio 2018




 Cinzia BALDAZZI - Il poeta all’ascolto del silenzio.

Renato Pigliacampo e il “Concorso Città di Porto Recanati”

 





 

 

 Ciò che non mi uccide, mi rende più forte.

Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888.

   
Prima d’iniziare devo dirvi che, parlando, non ho opportunità d’ascoltarmi la voce. Pertanto vi chiedo scusa, sin d’ora, se qualche parola verrà pronunciata male o vi sfuggirà. L’importante è comprenderci per intuizione, che ciascuno di voi possiede nella mente e nel cuore! Grazie. 

Così, nell’ottobre del ’91, a Comano Terme, tra la punta nord del Lago di Garda e la città di Trento, esordiva, dinanzi a un uditorio molto coinvolto di cinquecento persone, l’allora quarantottenne Renato Pigliacampo, non udente dall’età di dodici anni a causa di una grave forma di meningite contratta da bambino. «Ogni poeta reagisce alle offese fisiche o sensoriali, alle arroganze e alle umiliazioni dell’esistenza, secondo la propria indole»: il professore e poeta parlava con la sua stessa voce, anche se non riusciva a sentirla. «Io sono nato e vivo a Recanati», proseguiva, «pertanto è quasi d’obbligo far riferimento al mio grande concittadino, al concetto Infinito/Silenzio di Leopardi, “prigioniero” dell’udire/non udire».

La mente corre subito alle strofe centrali:  

[…] E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei […].
 

Pigliacampo ha vissuto, dunque, la storia di un nobile riscatto, esemplare, edificante, frequentando le migliori scuole per audiolesi, laureandosi all’Università “La Sapienza” di Roma in Pedagogia e conseguendo poi una specializzazione in Psicologia. È stato docente universitario, consulente del Ministero per l’Università e la Ricerca, insegnando in istituti per sordi e dedicandosi a studi e ricerche di Psicologia dei disabili con particolare attenzione alla saggistica legata all’universo dei non udenti.

Intraprende l’attività poetica nel 1967 con la raccolta Anni, anni che vanno, conclusa nel 2013, un paio di anni prima della scomparsa, con Nel segno del mio andare. Annotava lo studioso Giorgio Bàrberi Squarotti, una delle voci straordinarie della critica letteraria del secondo Novecento: 

C’è un fervore di sontuose invenzioni e visioni, che testimoniano una vocazione autentica e originale. Mi piace la capacità, che dimostra, di giocare col verso, sul linguaggio, sulla creazione dei miti; canta di una poesia come autentica alternativa al reale e al fenomenico. 

Nel campo artistico il nome di Pigliacampo è soprattutto associato al Concorso Internazionale “Città di Porto Recanati”, da lui fondato e organizzato per tre decenni: uno dei più longevi dell’intera Regione Marche, con il patrocinio morale del comune di Porto Recanati e della provincia di Macerata. «Nelle varie edizioni, l’evento ha ospitato e raccolto testi di pregevole fattura e di elevato valore civile», racconta il dr. Lorenzo Spurio, «frequentemente incentrati sulle difficoltà sociali, sulla diseguaglianza, sulla denuncia delle ingiustizie e sul riscatto degli oppressi, tematiche centrali dell’impegno umano del suo fondatore».

Nel 2015, in seguito al decesso del professore, la famiglia Pigliacampo, incoraggiata e sostenuta tecnicamente dallo stesso Spurio (collaboratore negli ultimi anni), ha voluto proseguirne il percorso nell’atmosfera di rispetto e impegno delle finalità: ossia dar voce a coloro che spesso, nel sociale, non gestiscono la capacità di enunciare direttamente la propria.

 




 

Da allora, alle varie iniziative si è aggiunto un ulteriore riconoscimento, il “Premio Speciale Renato Pigliacampo”, conferito agli autori ritenuti particolarmente in sintonia con l’esistenza condotta e i contenuti lirici sviluppati dal fondatore del concorso, spaziando dalla disabilità sensoriale alla battaglia per i diritti degli  handicappati. Ne sono stati insigniti Rita Muscardin di Savona nel 2016, Rosanna Giovanditto di Pescara e Flavio Provini di Milano nel 2017. 

La sordità non è un ostacolo a una persona dotata di viva intelligenza, anzi dotata d’ingegno, di esprimersi artisticamente in prosa e in poesia.  

Sono queste le parole del poeta e studioso Diego Valeri, rivolte molti anni orsono al professore, all’altezza di costituire l’epigrafe augurale alla XXIX edizione del bando “Città di Porto Recanati”, la cui data di consegna degli elaborati è fissata per il prossimo 25 luglio. 

Ogni partecipante potrà inviare un massimo di due brani, ciascuno entro i cinquanta versi, edito o inedito, in italiano, in dialetto o in lingua straniera. Il tema è libero, tuttavia gli organizzatori, nella scia delle volontà del promotore, consigliano di trattare temi consoni alle problematiche strutturali, alle discapacità sensoriali, alle diseguaglianze, alla disabilità, alla povertà, alla solitudine degli anziani, all’odissea dei migranti e dei profughi: insomma, gli argomenti e le questioni intorno a cui Pigliacampo aveva voluto istituire il Premio.

La Commissione di Giuria, formata dai poeti Rosanna Di Iorio, Rita Muscardin, Emilio Mercatili e Lella De Marchi, è presieduta dal critico letterario Lorenzo Spurio, il quale così lo ricorda:  

Renato Pigliacampo è un protagonista del Silenzio e io oserei dire che è addirittura il Maestro del Silenzio, perché non solo ne conosce le sue caratteristiche, ma con esso colloquia e interagisce nel suo mondo, che è un privato microcosmo sul quale vuole sensibilizzare tutti. 

È d’obbligo, allora, ricordare il filosofo viennese Ludwig Wittgenstein, precursore contemporaneo della riflessione ontologica sulla condizione del linguaggio e del suo sviluppo, in relazione alla mancanza di suoni da ascoltare per interpretarlo. Tuttavia, il marchigiano Pigliacampo citava Leopardi. Di lui, rievocava le salite al Monte Tabor per ascoltare i «sovrumani silenzi» e la «profondissima quiete», in una sorta di volontaria rinuncia alla facoltà dell’udito per attingere e percepire la forza del silenzio naturale e l’assenza di voce umana. Pur senza arrivare all’«elogio della debolezza» propugnato dal francese Alexandre Jollien, Pigliacampo vedeva all’opera nel poeta dell’Infinito la facoltà di rendere la fragilità un punto di forza, quasi l’avversità stessa potesse costituire un’occasione di crescita, di acquistata grandezza, l’avvio di un cammino creativo, una leva originale per compiere un salto nel processo di sviluppo individuale e collettivo.

In Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, o Zibaldone, del 24 luglio 1820, Giacomo Leopardi, evidenziando il “piacere” strutturale del contrapporsi tra l’Io e il Mondo, sosteneva: 

Qualunque cosa ci richiama l’idea dell’infinito è piacevole per questo, quando anche non per altro. Così un filare o un viale d’alberi di cui non arriviamo a scoprire il fine. Questo effetto è come quello della grandezza, ma tanto maggiore quanto questa è determinata, e quella si può considerare come una grandezza incircoscritta.  

Il piccolo e il grande, il minuscolo e l’illimitato, si alimentano l’uno con l’altro. Ma, in toni addirittura inquietanti per la loro attualità esistenziale e filosofica, tre anni dopo, il 4 novembre 1823, in un altro pensiero Giacomino aveva scritto: 

Straordinaria, ed, apparentemente, più che umana facoltà e potenza che i ciechi, o nati o divenuti, hanno negli orecchi, nella ritentiva, nell'inventiva, nell'attendere, nella profondità del pensare, nell'apprender la musica ed esercitarla e comporne. Similmente dei sordi nell'attenzione, nella contenzione e concentrazione del pensiero, nell'imparar cose che paiono impossibili ai sordi nati, fino a leggere, a scrivere, a parlare fors'anche, come nelle scuole de' sordi muti.

Il grande recanatese anticipava così di un secolo le considerazioni dello psicologo russo Lev Semënovič Vygotskij sui meccanismi compensativi:  

Da un lato il deficit è un difetto, una limitazione, una debolezza, una diminuzione dello sviluppo. Dall'altro, proprio perché crea degli ostacoli, esso provoca una potente spinta in avanti. Ogni deficit crea degli stimoli alla produzione di una compensazione, ogni consapevolezza soggettiva dell'insufficienza innesca una spinta al suo superamento. 

In una simile ottica dovremo allora leggere anche le parole all’epoca dedicate da Cesare Zavattini a Pigliacampo:  

Lei è scrittore, è poeta, e il suo difetto fisico, invece di precluderle certi strumenti espressivi, glieli migliora o comunque glieli caratterizza sia tecnicamente che umanamente.  

 



 

Ma il professore non aveva dimenticato il periodo in cui il suo udito era perfettamente funzionante 

Ho vissuto e sperimentato emozioni forti con i luoghi nativi: il territorio di Recanati (e le sue contrade) per me hanno un significato ideativo, poetico, esse mi suscitano voci nel ricordo di quando, bambino, solevo ascoltare la valle satura di caratteristici “richiami” agresti. E voci idiomatiche di contadini e leggende, nelle sere di veglia d’inverno attorno al focolare. Sì, potrei parlarvi a lungo del tempo del mio “bagno sonoro”. 

Divenuto ben presto, e suo malgrado, cittadino del “paese del silenzio”, Pigliacampo farà più di una volta riferimento, nei versi, all’handicap: 

Ho già pagato con gli eterni silenzi

voci di suoni in musiche

nella tonalità di boschi rurali

nelle magnifiche contrade

che amo come se vi avessi sempre vissuto

parlato scritto sperato. 

E sarà lo stesso paesaggio marchigiano ad alleviare e lenire la sensorialità negata:  

Rivedo spiagge silenziose

un mare che non richiama

né ridona racconti di avi. 

La chiusura non può che essere di nuovo leopardiana: 

Leopardi utilizza il Silenzio come un’entità di primaria ideazione poetica. Il silenzio leopardiano è pertanto cosmico, profetico, forse post-apocalittico. Questo silenzio preannuncia quello assoluto. Io, ammiratore della poesia leopardiana, non sono in grado di abbracciare tutto questo Silenzio significante col mio «silenzio sensoriale di vita quotidiana». Ma scorgo, in Leopardi, una coscienza prigioniera di un Silenzio che nulla ha a che fare con gli orecchi. Il poeta tentava di capirne la provenienza.  

Una testimonianza lucida e appassionata, quella di Renato Pigliacampo, che la presente edizione del Concorso Internazionale “Città di Porto Recanati” contribuirà a mantenere viva e vitale: 

Troppe persone, oggi, rincorrono rumori e confusi suoni temendo di restare soli davanti al Silenzio per ascoltare il proprio intimo. È errore annullare i desiderati momenti di silenzio: è il coraggio di ascoltare il silenzio che ci permetterà di interpretare, nella reale doviziosità, le parole, in modo che suoni e voci diventino compagni del nostro cammino. Forse ascoltando il Silenzio scopriremo che siamo gli unici essere viventi che, con esso, possono raggiungere il sublime. Il Silenzio diventa pertanto il nostro principale mezzo di comunicazione, a cui tutti noi possiamo accedere. E in un mondo frenetico di arroganti parole e assordanti rumori, il Silenzio finisce di essere una bandiera di distinzione, di sensibilità e di cultura. 

Concludiamo rammentando quanto, sempre in Wittgenstein, la riflessione sul silenzio, sui vari modi del silenzio, fosse un meditare dialettico sulla condizione più profonda del linguaggio: il tentativo sempre precario e incompiuto di dare forma alla realtà, al punto che il silenzio può essere dunque definito come il linguaggio del limite del linguaggio…

 

 



 


BANDO DEL CONCORSO 



1 – Ogni partecipante può inviare un massimo di due poesie.
I testi possono avere una lunghezza massima di 50 versi.
I testi possono essere editi o inediti ma l’autore dovrà dichiarare di possedere i diritti a ogni titolo e di esserne proprietario a ogni diritto. Essi potranno essere, indifferentemente, risultati meritori di premi da podio o speciali in precedenti premi letterari.
I testi possono essere in lingua, dialetto o lingua straniera. Nel caso di testi poetici in dialetto e lingua straniera è necessario allegare anche la traduzione in lingua italiana.
Il tema è libero, tuttavia si consiglia di trattare tematiche relative alle problematiche sociali, alle discapacità sensoriali, alle disuguaglianze, alla disabilità, alla povertà, alla solitudine degli anziani, all’odissea dei migranti e dei profughi, ecc., tematiche per le quali fu istituito il Premio quasi trent’anni fa.
 
2 – Per prendere parte al concorso a ogni partecipante è richiesto di inviare le proprie poesie esclusivamente per posta elettronica a poesia.portorecanati@gmail.com
Le poesie dovranno essere inviate entro e non oltre il 25 luglio 2018 specificando nell’oggetto “XXIX Concorso Città di Porto Recanati”.
Il poeta dovrà inviare in un’unica e-mail in seguenti materiali:
  1. I testi delle poesie senza riferimenti alla propria identità in formato Word. Ogni poesia va presentata su un file a parte.
  2. Un file Word contenente i seguenti materiali:
    nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza completo (Via, città, cap), telefono fisso e cellulare, indirizzo mail e queste attestazioni come seguono:
  • Dichiaro di essere l’unico autore delle poesie e di detenere i diritti a ogni titolo.
  • Acconsento il trattamento dei miei dati personali secondo la normativa vigente nel nostro Paese per i fini istituzionali legati alla organizzazione, promozione e diffusione del Concorso di Poesia “Città di Porto Recanati”.
  1. La copia della ricevuta di versamento del contributo a copertura delle spese di segreteria.
      
    3 – È richiesto il contributo di partecipazione a copertura delle spese di segreteria fissato a 20 €. Il versamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:
     
  1. PostePay n. 5333 1710 2372 6843
    Intestazione: Marco Pigliacampo
    Codice fiscale: PGLMRC75E07E958C
    Causale: XXIX Concorso Città di Porto Recanati
    (Il versamento si può fare dagli Uffici Postali e dai tabaccai abilitati)
     
  2. Bonifico bancario
    IBAN IT29J 07601 05138 276234476237
    Intestazione: Marco Pigliacampo
    Causale: XXIX Concorso Città di Porto Recanati
     
     
    4 – La Commissione di Giuria leggerà le opere pervenute in forma rigorosamente anonima e provvederà a scegliere le dieci poesie vincitrici.
    I primi tre classificati riceveranno premi in denaro, così ripartiti: 1° Classificato 500€, 2° Classificato 300€ e il 3° Classificato 200€. Tutti i poeti premiati dal 1° al 10° posto riceveranno una targa personalizzata. Nell’eventualità di punteggi pari-merito la Commissione di Giuria ha la facoltà di proporre ex-aequo per le posizioni dal 4° al 10° che dovranno ottenere il parere ultimo e definitivo da parte del Presidente.
    La Commissione di Giuria assegnerà il Premio Speciale Renato Pigliacampo 2018 a una poesia che sarà considerata particolarmente vicina alla vita e ai contenuti lirici del fondatore del concorso, il prof. Renato Pigliacampo, quali la disabilità sensoriale o la battaglia per i diritti degli handicappati. Infine si riserva la facoltà di riconoscere ulteriori premi speciali, menzioni d’onore, menzioni di merito o attestati d’incoraggiamento.
     
     
    5 - La Commissione di Giuria è composta da esponenti del panorama culturale e letterario ed è presieduta dal poeta e critico letterario dott. Lorenzo Spurio. Essa è formata da Rosanna Di Iorio (poetessa), Rita Muscardin (poetessa), Emilio Mercatili (poeta) e Lella De Marchi (poetessa).
    Oltre a stilare la graduatoria dei dieci poeti vincitori, la Commissione di Giuria scriverà e renderà pubbliche le motivazioni relative ai primi dieci premi e al Premio Speciale “Renato Pigliacampo”. Il Verbale della Giuria, con l’elenco di tutti i nominativi dei premiati e dei segnalati e le decisioni ultime della Commissione di Giuria, sarà inviato via e-mail a tutti i poeti partecipanti e reso pubblico online.
     
     
    Per maggiori informazioni: 
    Segreteria del Premio
     
     


     


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