sabato 11 giugno 2022

Cinzia BALDAZZI - ”When Poetry Whispers to the Soul” di Barbu, Fuselli, Ercole 



 

Laura Barbu, Paola Ercole, Anna Fuselli

When Poetry Whispers to the Soul

Il sospiro dell’anima

 

Prefazione di Cinzia Baldazzi

Traduzione di Antonello Di Carlo

 

Roma, Officine Culturali Romane, 2022

pp. 172, € 15,00 

 

   La collaborazione ormai pluriennale nel campo della poesia tra Paola Ercole, Laura Barbu e Anna Fuselli ha di recente prodotto un’antologia bilingue, con testi a fronte italiano-inglese: When Poetry Whispers to the Soul / Il sospiro dell’anima allinea diciotto componimenti della Barbu, ventuno della Ercole e venti della Fuselli, nella traduzione di Antonello Di Carlo.

   Lo scritto che segue intende presentarsi come una sorta di testimonianza informativa ed esegetica “dall’interno”, poiché, come insegna la semiotica, la scelta dei codici adottati, non solo nei messaggi letterari, ne indirizza in qualche modo anche il campo informativo del contenuto: infatti, io stessa mi sono occupata, nel libro, di elaborare brevi note critiche a ciascuna delle tre sezioni oltre a una breve prefazione a carattere generale, adatta a una trasmissione bilingue che interessasse un destinatario anglofono.

   In questa sede ho ritenuto opportuno - a preservare l’idea di partenza del volume - riportare nella traduzione inglese sia alcuni stralci dai miei brani critici sia i testi delle poetesse, mentre per le sintetiche righe di collegamento ho scelto la lingua italiana. 



   Il libro si presenta dopo vari anni di collaborazioni incrociate nell’aura delle raccolte poetiche: I sorsi del gabbiano (2017) e Il fiore del vento (2019) di Marianna Francolini e Paola Ercole, Vicoli (2018) di Anna Fuselli e Paola Ercole, Raccontami (2020) e Sporche d’inchiostro (2021) di Laura Barbu, Paola Ercole, Marianna Francolini e Anna Fuselli.

   When Poetry Whispers to the Soul / Il sospiro dell’anima (2022) formalizza una siffatta condivisione nel brano conclusivo scritto “a sei mani”, dove ogni autrice ha proseguito i versi dell’altra, in una sorta di scrittura collettiva realizzata in contributi tra loro consequenziali.

 

THE SILENCE OF THE ROSE

by Laura & Anna & Paola

 

The roses die in silence

one by one, the petals wither,

like the days that arrive at sunset.

My hands grip the thorns,

the last memory,

and words are not enough.

Memory deceives reality,

I live the illusion

to be a preserved flower,

between the pages

of an unread book. (L.B.)

And will come the day when

someone will open that virgin book

with leaves through its pages

and he will look for the meaning

of the words,

scribbles around an appearance,

an unreal idea...

and he will find

that forgotten flower,

a reminder of the illusion

of a color he has never tasted. (A.F.)

That book spoke to me

of never forgotten thoughts

and time in love,

which sweetened all words.

I read his story

and love has worked its magic:

it has given new life to that rose...

I have kissed its thorns

to caress you again. (P.E.)

 

IL SILENZIO DELLA ROSA

Laura & Anna & Paola

 

Le rose muoiono in silenzio,

uno per uno i petali sbiadiscono

come le giornate arrivate al tramonto.

Le mie mani stringono le spine,

l’ultimo ricordo;

e le parole non bastano.

La memoria inganna la realtà,

vivo l’illusione

di essere un fiore conservato

fra le pagine di un libro mai letto. (L.B.)

E verrà il giorno in cui

qualcuno aprirà quel libro vergine,

ne sfoglierà le pagine

e cercherà il senso delle parole,

scarabocchi intorno ad una apparenza,

ad un’idea irreale.

... e troverà quel fiore dimenticato,

ricordo dell’illusione di un colore

mai assaporato. (A.F.)

Quel libro mi ha parlato

di pensieri mai dimenticati

e del tempo innamorato

che ha addolcito tutte le parole.

Ho letto la sua storia

e l’amore ha compiuto la sua magia:

ha dato nuova vita a quella rosa...

io ho baciato le sue spine

per accarezzarti ancora. (P.E.)

 


 

Started by Barbu, developed by Fuselli, concluded by Er­cole, the poem The silence of the rose is in this sense exem­plary, succeeding in activating the evocations allowed by the lexical choices, and in dragging with it the thought at each “jump”, at each change of author, to build a plot, a series of connections starting from the absence of any constraint. But above all, in the life-death-life cycle of a flower – wilted, dried, preserved, forgotten, rediscovered, relived – the preciousness of a poetic word understood as a reparation for the frustra­tions, defeats and wounds of life is illuminated.

 

Iniziata dalla Barbu, sviluppata dalla Fuselli, conclusa dalla Ercole, la poesia Il silenzio della rosa è in tal senso esemplare, riuscendo ad attivare le evocazioni consentite dalle scelte lessicali, a trascinare con sé il pensiero ad ogni “salto”, ad ogni scambio di autrice, per costruire una tra­ma, una serie di connessioni a partire dall’assenza di ogni vincolo. Ma soprattutto, nel ciclo vita-morte-vita di un fiore – appassito, essiccato, conservato, dimenticato, riscoperto, rivissuto – si illumina la preziosità di una parola poetica inte­sa come riparazione delle frustrazioni, delle sconfitte, delle ferite della vita. 

 

LAURA BARBU 

   Laura Barbu, nata ad Alexandria, nel sud della Romania, vive in Italia da oltre vent’anni. Il castigo del silenzio (2019) è la prima raccolta di poesie scritte direttamente in italiano. Il valore vitale di perpetua lotta contro l'egoismo costituisce il leitmotiv della poetica organica della Barbu, intervallata dallo sviluppo dell'istanza erotica a contrasto delle innumerevoli figurazioni della negatività. Nelle pagine di When Poetry Whispers to the Soul / Il sospiro dell’anima l’autrice è alla ricerca di un riscatto della parola poetica che sia liberatoria da noncuranza, maledizione, estraneità, pianto.

 

Laura Barbu
 

Disinterest, impassivity, coldness: compared to the an­guished spectres animated by our poetess, ρως represents the total passion capable of involving the entire human exis­tential adventure. The female vocation to rebellion occupies a significant space in it. In other compositions, witch-like and demonic femininity is reversed in the modernity of emancipation. The semantic cohesion of such an elegant ποιητική τέχνη (poietiké tèkne) is guaranteed by the density of the pauses and enjambements, which detach and join each time, raw, unmediated expressions, sincere to the point of ruthlessness, as if the writer were inviting us readers to live with her an existential experience enclosed in a «closed fist», defended by «flesh under the nails», nourished by the «root under a tombstone».

 

Disinteresse, impassibilità, gelo: a fronte degli spettri an­goscianti animati dalla nostra poetessa, l’ρως rappresenta la passione totale in grado di coinvolgere l’intera avventura esistenziale umana. La vocazione femminile alla ribellione vi occupa uno spazio significativo di grande risalto. In altri componimenti la femminilità stregonesca e de­moniaca si rovescia nella modernità dell’emancipazione. La coesione semantica di una simile, elegante ποιητική τέχνη (poietiké tèkne) è garantita dalla densità delle pause e degli enjambement, a distaccare e unire, di volta in volta, espressioni crude, non mediate, sincere fino alla spietatez­za, quasi la scrittrice invitasse noi lettori a vivere con lei un’esperienza esistenziale racchiusa in un «pugno chiuso», difesa da «carne sotto le unghie», nutrita dalla «radice sotto una lapide». 

 

THE SONG OF THE FINGERS

by Laura Barbu

 

I tore the white

from the black eyes

to make the night,

I sang with your fingers

out of tune refrains,

harp with uprooted strings

I choked a god

that I had cradled

in the arid breast.

Blasphemous, I swore allegiance

to the God of forgetfulness,

I promised a sacrifice

of flesh that bleeds a word.

I was a red-mouthed woman,

with tongue that chews lies

and spits truth.

 

 

IL CANTO DELLE DITA

di Laura Barbu

 

Strappai il bianco

dagli occhi neri

per far notte,

cantai

con le dita

ritornelli stonati,

arpa dalle corde estirpate;

soffocai un bene

che avevo cullato

al seno arido.

Blasfemo

giurai fedeltà

al Dio della dimenticanza,

promisi

un sacrificio di carne

che sanguina parola.

Fui donna

dalla bocca rossa,

lingua che mastica menzogna

e sputa verità. 

 

PAOLA ERCOLE

   La produzione di Paola Ercole prende avvìo con la composizione di haiku, per poi intraprendere il percorso del verso libero. Ai cinque versi di un keiryu la poetessa affida una sorta di autoritratto: «sono terra di marzo / ancora spruzzata di neve / che attende il suo primo sole- / come timida rosa / attorcigliata nei rovi». Terre emerse è l’ultima sua antologia in versi. When Poetry Whispers to the Soul / Il sospiro dell’anima conferma una scrittura dove, tra lucidità e malinconia, le suggestioni ispirate dalla natura e dall’incessante alternarsi delle stagioni divengono occasione di (auto)analisi intimistico-spirituale.

 

Paola Ercole

 

In Ercole’s microcosm, where a stone is associated with the propaedeutic memory of the primordial return, every element, animate or inanimate, appears as something ready there to progress, to manifest it­self, to highlight perhaps wounds of the soul due to «words that burned the lips». But if suffering constitutes a preor­dained destiny, an τυχία (atiukìa), it is not, however, inhabit­ed by subjugated and resigned victims. The pain never becomes virulent, but is attenuated in a guarded melancholy, in a lucid memory. Our author – aware of an inevitable repetition: «I will still breathe mistakes» – seems to be able to learn from mistakes and negative events.

 

Nel microcosmo della Ercole, dove una pietra è associata al ri­cordo propedeutico al ritorno primordiale, ogni elemento, animato o inanimato, appare come qualcosa pronto lì a progredire, a manifestarsi, a evidenziare magari ferite dell’anima dovute a «parole che bruciarono le lab­bra». Ma se la sofferenza costituisce un destino preordinato, una τυχία (atiukìa), essa non è però abitata da vittime succubi e rassegnate. Il dolore non diventa mai virulento, ma si attenua in una sorvegliata malinconia, in un ricordo lucido. La nostra autrice – co­sciente di una inevitabile ripetizione: «ancora respirerò sbagli» – sembra poter apprendere dagli errori e dagli ac­cadimenti negativi.

 

POETRY

by Paola Ercole

 

Delay is the light

that darkness does not pierce,

it stops his hand

on the solitude of the paper.

The pen awaits ink

of tears and soaked blood,

to write uncovered thoughts,

to give words

that do not confuse rain

with frost,

to smear bare pages with life,

and with a greedy hand,

to lay the bud of a flower

on the still open flesh.

 

 

POESIA

di Paola Ercole

 

Tarda la luce che il buio non squarcia,

statica la mano sulla solitudine del foglio.

La penna attende inchiostro,

di lacrime e sangue intriso,

a scrivere pensieri scoperti,

a donare parole che non confondano

la pioggia con la brina,

a sporcare di vita pagine nude,

e con avida mano

posare sulla carne ancora aperta,

il germoglio d’un fiore. 

 

 

ANNA FUSELLI 

   Fin dall’esordio con Chiaroscuro (2017), la poetica di Anna Fuselli ha esplorato l’indole intima dell’intellet­to e del pensiero attraverso un atteggiamento di entusiasmo guardingo. Risaltano alcuni leitmotiv: in primo luogo il procedere dei versi lungo l’asse referenziale della noia, la quale consente di intravedere e conoscere un ordito costante nell’esistenza; poi, l’affiorare delle ombre, mai minacciose o sfuggenti, invece parte essenziale del corso quotidiano. Per la poetessa, la società risulta essenzialmente inumana, malevola, impietosa: e il ritrovarsi in se stessa, nel voler essere sola, è testimoniato da una scrittura lirica anch'essa solitaria, appartata, ma lucida negli intenti, chiara negli obiettivi.

 

Anna Fuselli

 

The substance of Anna Fuselli’s poetry is in the great dra­matic force transmitted by the verses, a sort of severe energy that however transits along a path where the daily and mor­tal history is projected into an infinity, in a becoming repeat­able for eternity. Intimately committed to the theme of shadows is the instance of solitude, made into a “person” to the point of embracing it at sunset «filled with light and silence», holding it «to the point of feeling pain», listening to it «in the flight of a fleeting thought». In the poem of the same name, it almost comes out of itself to the extent that, in its absence, the poetess would feel «more alone». Being aware of it, recognising it, cultivating it, makes it possible to assign it an antagonistic function to the dark and silent context, ac­complice of confusion and lies, and thus represent it in an almost auxiliary role.

 

 

La sostanza della poesia di Anna Fuselli è nella grande forza drammatica trasmessa dai versi, una sorta di energia severa che però transita lungo un sentiero dove la storia quotidiana e mortale viene proiettata in un infinito, in un divenire ripetibile in eterno. Intimamente connessa al tema delle ombre è l’istanza della solitudine, resa “persona” al punto da abbracciarla al tramonto «colma di luci e silenzio», stringerla «fino a sentir dolore», ascoltarla «nel volo di un pensiero fugace». Nella poesia omonima, essa quasi esce da sé al pun­to che, in sua assenza, la poetessa si sentirebbe «più sola». Esserne cosciente, riconoscerla, coltivarla, consente di as­segnarle una funzione antagonista al contesto buio e silen­zioso, complice di confusione e menzogne, e rappresentarla così in un ruolo quasi ausiliare. 

 

SOLITUDE

by Anna Fuselli

 

Who knows

if I would feel more alone

without my loneliness,

like a secret favors

a balance, so

as not to hit the bottom.

Maybe I don’t know

that the night,

with its regular silence,

gives me

the courage to hope,

that the mystery loses me

and I dare

not to judge good

and evil.

Without my loneliness,

I would continue

to drink alone

from the chalice

of wine, the gall,

without arms, like a lost statue

of an abandoned Venus.

Without my solitude,

I would be like the rusting roofs

that make no noise

and live without fanfare.

 

SOLITUDINE

di Anna Fuselli

 

Chissà se mi sentirei più sola

senza la mia solitudine,

che come un segreto

asseconda un equilibrio

per non toccar il fondo.

Forse non saprei che la notte

con quel suo silenzio regolare

mi dà il coraggio di sperare,

che il mistero mi smarrisce

e non oso giudicare il bene e il male.

Senza la mia solitudine

continuerei a bere

dal calice di vino il fiele,

da sola, senza braccia,

come una perduta statua

di una Venere abbandonata.

Senza la mia solitudine

sarei come i tetti di ruggine

che non fanno rumore

e vivono senza clamore.


   Per quanto riguarda l’ambiguità inalienabile di ogni atto di transizione da una lingua all’altra, concludo lasciando la parola a un personaggio di Haruki Murakami - romanziere (ampiamente divulgato in inglese) nonché traduttore - per comunicare quanto una simile mancanza di univocità non sia caratteristica esclusiva dell’atto di tradurre, piuttosto appartenga alla parole in sé, quella comune e, senz’altro, quella letteraria.

Cinzia Baldazzi

   Nel romanzo Norwegian Wood (1987) - tradotto in Italia da Giorgio Amitrano per Feltrinelli nel 1993 - il cui protagonista Toru è uno studente amante della letteratura angloamericana, Murakami fa dire alla giovane Naoko: 

Ogni volta che cerco di dire qualcosa, mi vengono sempre le parole meno adatte, se non addirittura opposte a quelle che vorrei dire. E se cerco di correggermi, mi confondo ancora di piú e peggioro la situazione al punto che alla fine non so piú nemmeno quello che volevo dire. È come se il mio corpo si dividesse in due parti che giocano a rincorrersi. E al centro c’è questa colonna immensa e le due parti continuano a rincorrersi girandoci attorno. Ad afferrare le parole giuste è sempre l’altra parte, e io non riesco a starle dietro.

  

Le fotografie sono state scattate da Adriano Camerini il 4 giugno in occasione della presentazione del libro presso la galleria Arte Sempione in Roma.